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Si esce da Bergamo lungo via Carducci e alla
rotonda P. Antonio Locatelli con una breve deviazione a destra si
arriva alla frazione Lònguelo ove, in via Guglielmo
Mattioli, sorge la
singolare e complessa chiesa di Maria Santissima Immacolata) dell'architetto bergamasco Giuseppe Pizzigoni (1962-65), dalla
caratteristica copertura a volte sottili.
A questo punto si prende la statale 342
Briantea che conduce a Ponte San Pietro,
centro industriale di un certo rilievo che conserva un vecchio nucleo
con una bella struttura urbanistica caratterizzata da due edifici
settecenteschi: l'ex parrocchiale di S. Pietro, con sagrato contornato da una
balaustra e adorno di statue di Anton Maria Pirovano e la
contigua casa Piazzini, con facciata decorata da affreschi di motivi
architettonici.
Tornati sulla statale, poco dopo sulla destra si nota la villa Mapelli
Mozzi, attribuita a Giovanni Maironi da Ponte e costruita nella
seconda metà del '700. L'edificio, con un'importante facciata
neoclassica, mantiene un aspetto scenografico che ricorda la villa
Reale di Monza, malgrado la perdita del giardino all'italiana.
Proseguendo sulla statale Briantea, si giunge a Pontida, piccolo centro noto per aver dato il nome
all'abbazia
di Pontida, dove, secondo una tradizione non confermata dalla storia,
il 7 aprile 1167 i rappresentanti dei comuni della Lega Lombarda (Milano,
Bergamo, Brescia, Cremona e Mantova) giurarono di difendere
le loro autonomie contro l'imperatore Federico I Barbarossa.
Il
convento benedettino, sorto nella seconda metà dell'XI secolo, fu il
centro della vita economica e culturale della zona fino al 1373,
quando venne distrutto da Bernabò Visconti. Tornò a nuovo splendore
verso la fine del secolo successivo e più ancora nel '700; fu
soppresso nel 1798 dai decreti napoleonici, ma riaperto nel 1910. L'annessa basilica ha una facciata neoclassica ad atrio (prima metà
sec. XIX) e un alto campanile. L'interno a tre navate conserva nel
corpo centrale l'impianto trecentesco ritmato da otto pilastri e dalle
arcate ogivali. Gran parte dei dipinti e dell'arredo risale al sec.
XVII-XVIII, ma nel moderno altare maggiore sono inseriti due pannelli
scolpiti d'arte borgognona (fine sec.XI-inizi XII); nella sagrestia,
notevoli affreschi cinquecenteschi.
Il monastero, ricostruito a
partire dal 1485 e più volte rimaneggiato, conserva pressoché
intatti i due chiostri, la Sala capitolare e le tre sale
cinquecentesche, che ospitano il Museo.
Dal piazzale esterno a destra
della basilica si entra nel chiostro inferiore (fine sec. xv), con
decorazioni in cotto e frammenti architettonici romanici; gli
affreschi sono in parte del '500 e in parte del '700. L'elegante
chiostro superiore è stato costruito intorno al 1510, probabilmente
su disegno di Pietro lsabello; sotto il portico, affreschi di 26 papi
dell'ordine benedettino e, agli angoli, 16 personaggi che rinunciarono
a onori per l'abito monacale.
Attraverso un portale sul lato orientale
del chiostro si entra
nella Sala capitolare con affreschi del primo '500. Sempre da questo
chiostro si accede al Museo abbaziale (visita a richiesta, alla
portineria, feriali, ore 9-12 e 15-18, chiuso domenica), che custodisce,
oltre a frammenti architettonici dell'antico monastero, una tela (S.
Bernardo) di Carlo Ceresa, una tavola (Madonna col Bambino e Angeli)
di scuola lombarda del sec. XV e un trittico (Madonna coi Ss. Giovanni
Battista e Girolamo) attribuito a un pittore nordico della fine del
'400.
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