Home Page > Province > Bergamo > Pontida Mercoledi, 10 Marzo 2010 
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Pontida

Si esce da Bergamo lungo via Carducci e alla rotonda P. Antonio Locatelli con una breve deviazione a destra si arriva alla frazione Lònguelo ove, in via Guglielmo Mattioli, sorge la singolare e complessa chiesa di Maria Santissima Immacolata) dell'architetto bergamasco Giuseppe Pizzigoni (1962-65), dalla caratteristica copertura a volte sottili.
A questo punto si prende la statale 342 Briantea che conduce a Ponte San Pietro, centro industriale di un certo rilievo che conserva un vecchio nucleo con una bella struttura urbanistica caratterizzata da due edifici settecenteschi: l'ex parrocchiale di S. Pietro, con sagrato contornato da una balaustra e adorno di statue di Anton Maria Pirovano e la contigua casa Piazzini, con facciata decorata da affreschi di motivi architettonici.
Tornati sulla statale, poco dopo sulla destra si nota la villa Mapelli Mozzi, attribuita a Giovanni Maironi da Ponte e costruita nella seconda metà del '700. L'edificio, con un'importante facciata neoclassica, mantiene un aspetto scenografico che ricorda la villa Reale di Monza, malgrado la perdita del giardino all'italiana.
Proseguendo sulla statale Briantea, si giunge a Pontida, piccolo centro noto per aver dato il nome all'abbazia di Pontida, dove, secondo una tradizione non confermata dalla storia, il 7 aprile 1167 i rappresentanti dei comuni della Lega Lombarda (Milano, Bergamo, Brescia, Cremona e Mantova) giurarono di difendere le loro autonomie contro l'imperatore Federico I Barbarossa.
Il convento benedettino, sorto nella seconda metà dell'XI secolo, fu il centro della vita economica e culturale della zona fino al 1373, quando venne distrutto da Bernabò Visconti. Tornò a nuovo splendore verso la fine del secolo successivo e più ancora nel '700; fu soppresso nel 1798 dai decreti napoleonici, ma riaperto nel 1910. L'annessa basilica ha una facciata neoclassica ad atrio (prima metà sec. XIX) e un alto campanile. L'interno a tre navate conserva nel corpo centrale l'impianto trecentesco ritmato da otto pilastri e dalle arcate ogivali. Gran parte dei dipinti e dell'arredo risale al sec. XVII-XVIII, ma nel moderno altare maggiore sono inseriti due pannelli scolpiti d'arte borgognona (fine sec.XI-inizi XII); nella sagrestia, notevoli affreschi cinquecenteschi.
Il monastero, ricostruito a partire dal 1485 e più volte rimaneggiato, conserva pressoché intatti i due chiostri, la Sala capitolare e le tre sale cinquecentesche, che ospitano il Museo.
Dal piazzale esterno a destra della basilica si entra nel chiostro inferiore (fine sec. xv), con decorazioni in cotto e frammenti architettonici romanici; gli affreschi sono in parte del '500 e in parte del '700. L'elegante chiostro superiore è stato costruito intorno al 1510, probabilmente su disegno di Pietro lsabello; sotto il portico, affreschi di 26 papi dell'ordine benedettino e, agli angoli, 16 personaggi che rinunciarono a onori per l'abito monacale.
Attraverso un portale sul lato orientale del chiostro si entra nella Sala capitolare con affreschi del primo '500. Sempre da questo chiostro si accede al Museo abbaziale (visita a richiesta, alla portineria, feriali, ore 9-12 e 15-18, chiuso domenica), che custodisce, oltre a frammenti architettonici dell'antico monastero, una tela (S. Bernardo) di Carlo Ceresa, una tavola (Madonna col Bambino e Angeli) di scuola lombarda del sec. XV e un trittico (Madonna coi Ss. Giovanni Battista e Girolamo) attribuito a un pittore nordico della fine del '400.

Fonte: Pubblicazioni APT Lombarde
 
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